Cobra, Vita di un centravanti di strada

Alcuni passaggi tratti dal mio nuovo libro. Provate ad indovinare chi scrive

unnamed2“Vorrei dirvi di sedervi accanto a me e leggere questa storia. Una storia
in cui non ci sono burattini di legno, pirati o principesse. Non ci
sono gol da Champions, c’è la vita, quella vera, perché in fondo anche
il calcio è fatto di tante vite. Tutte diverse. Tante storie con un lieto
fine. Altre senza. Alcune vite pesano, altre sono più leggere. La nostra
è stata a volte leggera, a volte pesante, ed è proprio per questo che
siete due ragazzi fortunati: perché avete conosciuto due mondi diversi,
quello della spensieratezza e quello della malattia. Avete due sensibilità
che forse oggi celate dietro sorrisi di circostanza. Avete una
marcia in più. Non scordatelo mai”.
PAPÀ

“Ho il ricordo di Sandro sedicenne, emozionato, con gli occhi luccicanti
per la sua prima panchina nell’anno dello scudetto della
Roma. Era il 1983. Lo ricordo seduto proprio lì, incredulo, accanto
a noi, ai suoi idoli. Era un bambino, ma già aveva una buona
propensione al gol, un istinto che pochi avevano alla sua età. Intelligente
in area di rigore, furb379762_191499244378570_1458864621_no nel girarsi al volo e trovare lo
specchio della porta, bravo nel calciare, esuberante, anche incazzoso
se i compagni non gli passavano la palla” Bruno Conti

“Il Cobra ricorda ancora ogni singola rete, da quella più banale
a quella più importante e le ricorda tutte come fosse ieri. E invece
sono passati quasi vent’anni da quando ha scelto di attaccare gli
scarpini al chiodo e, nonostante questo, in lui l’odore dell’erba bagnata
è ancora vivo”

“Mio papà è il mio papà. Un papà normalissimo che ha provato a fare
del suo meglio. Che prova a fare quel che può. Qualche volta ci
riesce, altre un po’ meno. Mai nella mia vita ho avuto paura che ci
lasciasse soli. Ha fatto rinunce per noi, ha cambiato drasticamente la
sua vita e forse è cresciuto un po’ anche insieme a noi. A me e mio
fratello Simone.” Ilaria

“Se dovessi dare un titolo al suo libro
opterei decisamente per Una vita per il gol”.

“Quel giorno a fine partita lo aspettai
sotto al tunnel, lui entrò in lacrime e mi disse con l’accento tipicamente
romano: “Aoh, m’hanno fatto mette a piagne”. Questo è Sandro:
un uomo che fa quello che secondo lui è giusto e poi piange in silenzio.
Quella fu la prima volta che lo vidi piangere”.

“Sandro Tovalieri aveva una particolarità, viveva negli ultimi sedici metri
di campo  con la naturalezza e la conoscenza di uno che vive nel suo appartamento”.

“Sandro aveva il fiuto del gol come pochi altri. In campo non si risparmiava
mai e per un allenatore è una garanzia avere un giocatore
così.”stampa-per-sandro

“La morte non è niente. Sono solamente passata dall’altra parte: è come
fossi nascosta nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Asciuga le lacrime e
non piangere se mi ami, il tuo sorriso è la mia pace se tu continui a vivere.
Guarda avanti senza dimenticare il passato”.

“Fare i conti con la vita che cambia, quando hai sempre tirato calci
ad un pallone, è la parte più difficile. Lo è per chi aspetta la naturale
scadenza, e lo è stato ancora di più per me che la naturale scadenza
me l’ha imposta la malattia”.

“La mia vita è divisa in due, c’è sempre quel confine che ha il tuo nome.
Un confine oltre il quale c’è ancora vita”

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