DAVANTI ALLA MORTE, NON PRENDETECI PER IL CULO

“E’ morto per le ferite riportate un tifoso interista di 35 anni, investito da un van ieri sera, prima della partita Inter-Napoli a San Siro.”

Vorrei ricordare che è morto un uomo, prima che un tifoso. Trovo quasi vergognose le frasi che di minuto in minuto si stanno avvicendando sui mezzi di comunicazione.

Il questore di Milano: «Chiudere subito la curva dell'Inter e stop alle trasferte dei tifosi»

Prima la F.I.G.C, poi il Questore di Milano che chiederà la chiusura della curva dell’Inter per 5 giornate, il prefetto Pecoraro, il sindaco di Napoli.

Insomma tutti hanno un’opinione, nessuno ha responsabilità, ma soprattutto nessuno poteva fare nulla. Viviamo nel paese in cui non solo la certezza della pena non è garantita, ma anche chi dovrebbe far rispettare le leggi non può o non vuole farlo. Il calcio non è altro che lo specchio di un Italia che và  a rotoli.

 Mi sono permessa di scrivere che la mia personale soluzione sarebbe far finire oggi un campionato che tanto non è mai iniziato. E vai con il festival degli insulti, minacce, epiteti poco carini, e perché? Perché ci sono troppi interessi, perché fallirebbero giornali, radio, tv. E allora io sarei quella cattiva. Invece penso esattamente l’opposto. I giornali, le radio, la carta stampata non ne perderebbero, esiste il reinventarsi, cambiare, trovare nuovi prodotti che forse oggi non ci sono proprio perché ci siamo seduti sul “tanto il calcio funziona così”, tanto in Italia sono tutti ignoranti. Meglio una partita di calcio che un documentario di Piero Angela.

 Ed ecco che qualcuno prova a dare la colpa ai giornalisti che fanno male il loro lavoro, perché infondo dovrebbero fare gli educatori, poi il diavolo del nostro secolo sono i social che diventando terra di nessuno e permettono tutto. Eppure i morti, i cori razzisti c’erano anche prima dei social, ma forse qualcuno è troppo giovane per ricordarsene o troppo ignorante per informarsi.  L’educazione deve darla la famiglia in primis, con il supporto della scuola poi, mai un giornale o un giornalista. 

Un giornalista deve riportare le notizie, far riflettere forse, assicurarsi che nel nostro paese ci sia la libertà di poter dire la verità, di raccontare i fatti per come sono e non per come li vuole l’editore o la politica. Ecco, se i giornalisti tornassero a fare questo darebbero il loro contributo. L’educazione vi prego lasciamola a chi è titolato. Ma se tutto questo non vi va bene c’è sempre un alternativa: facciamo finta di nulla accettiamo i cori razzisti, i morti, e andiamo avanti con lo spettacolo ma vi prego non prendeteci per il culo!

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